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Le sfide della Stampa Digitale Grande Formato

Negli ultimi anni non sono mancate le occasioni per evidenziare gli investimenti coraggiosi di Nuova Digiservice. Pur compatta nel layout, l’azienda ha un parco macchine di tutto rispetto che include stampanti swissQprint Nyala 2 e HP Latex 1500. Sistemi di taglio Kongsberg C64 da 3,2 metri. Mimaki UJV-500. Inoltre, la prima unità in Italia di Veika Dimensor S, la rivoluzionaria tecnologia per la stampa di wallpaper dimensionali. Una base installata che rispecchia bene la grande eterogeneità di materiali, formati e applicazioni che accomuna la maggior parte degli stampatori digitali di grande formato.

Decine di tecnologie, centinaia di applicazioni, migliaia di variabili

A descriverci l’evoluzione del business di DGS è proprio Stefano Mangiaracina. «Già da anni abbiamo scelto di non misurarci sui volumi. Anche nell’allestimento, uno dei nostri cavalli di battaglia, lavoriamo solo con allestitori che esigono prodotti di alta qualità per la riqualificazione dei loro punti vendita». È questo trend che negli ultimi anni ha portato DGS ad investire sulla tecnologia HP Latex e che vede l’impiego di un plotter Kongsberg per il taglio dei tessuti. «Fare sperimentazione sui materiali ci permette di creare valore aggiunto e raccontare qualcosa di nuovo. Il tessuto è un segmento completamente nuovo, che sta dando i suoi frutti. Lo stampiamo, lo cuciamo, forniamo anche il profilo. La scelta di Kongsberg C64 con conveyor belt è stato un passaggio naturale per poter gestire la bobina da 3,2 metri e tagliare il tessuto in modo preciso, che poi è il segreto per realizzare progetti di alta qualità» continua Mangiaracina.

Più competizione, più materiali e nuove variabili… impazzite?

Sulle dinamiche che stanno guidando l’evoluzione del settore, Mangiaracina non ha dubbi: «Sebbene la nostra azienda sia sana e in crescita, le cose stanno peggiorando. I tempi sono sempre più stretti e i lavori sempre più complessi. C’è molta creatività, che contribuisce a dare vita a progetti che escono quasi sempre dagli standard. Questi rischiano di creare colli di bottiglia nelle fasi di prestampa, finitura, confezionamento e montaggio. Oggi un evento non si fa più con il pannello in Forex inchiodato a parete, ma con tessuti, corpi luminosi, moquette personalizzate, bandiere. Al punto che un singolo evento richiede anche sei o sette lavorazioni diverse». Uno scenario competitivo che si riflette non solo sui macchinari di stampa e finitura, ma anche sulla varietà di materie prime necessarie a realizzare la commessa.

Come gestire produzione e magazzino?

Se il reparto produttivo è già rappresentativo di una diversificazione molto spinta, il magazzino materiali di DGS è ancor più eloquente. «Per realizzare lavori complessi, dobbiamo tenere a magazzino una grande varietà di materiali, con uno stock minimo molto elevato per ciascuna referenza», ci spiega Mangiaracina. Una testimonianza in più di quanto le materie prime siano una criticità che implica una continua ricerca di prodotti innovativi, e test rigorosi per ottenere la massima qualità. Ma anche un monitoraggio infallibile del magazzino, degli scarti di produzione, della shelf life dei prodotti.

Le variabili chiave di una corretta gestione: preventivazione accurata e pianificazione del lavoro.

Sbagliare un preventivo o fallire una data di consegna si traduce quasi sempre in mancati guadagni, frustrazione del cliente e, nei casi peggiori, in pericolose contestazioni. «Oltre ad eccellere sul piano qualitativo, abbiamo sempre puntato a lavorare in modo preciso e puntuale. Per questo già da anni utilizzavamo un software gestionale. Tuttavia avevamo spesso difformità tra preventivo e consuntivo. Questo si traduceva in difficoltà a gestire i picchi di produzione senza ritardare le consegne e senza ricorrere a turni aggiuntivi. Talvolta, poi, eravamo certi di avere in casa scorte di materiale che in realtà erano esaurite da tempo». Una situazione che accomuna moltissimi stampatori digitali, che ha indotto GDS a una profonda riflessione sul proprio modello gestionale e ad un’attenta ricerca della piattaforma software più adatta al proprio modello di business.Un percorso che ha portato l’azienda milanese ad adottare Packway.

L’ arrivo di Packway in un’ azienda di stampa digitale di grande formato

«Non è un semplice gestionale, ma un gestore intelligente del nostro specifico flusso di lavoro, che ci accompagna fino alla contabilità. Packway ci ha permesso di rendere precisa la preventivazione, ha messo ordine in tutte le fasi produttive, fino al documento di trasporto e allo scarico del magazzino». Una delle peculiarità di Packway, progettato e messo a punto negli anni dal team di sviluppo di B+B International, è poi la sua integrabilità a tutti i livelli della produzione. «Prima non c’era un ordine cronologico dei lavori e avevamo una scarsa visibilità sulla capacità di consegnare in tempo. Oggi siamo matematicamente certi dello stato di avanzamento di tutte le commesse. Oltre alla possibilità di allocare altri m2 a una determinata stampante o a un cutter, possiamo definire una data di consegna certa da comunicare al cliente.» conclude Mangiaracina.

Dalla prestampa al finishing, tutto è tracciato, consuntivato, pianificato

Ogni singola lavorazione ha un impatto rilevante e potenzialmente rovinoso sulla produzione di una commessa: questo il paradigma che sta alla base di Packway e del suo sistema di rilevazione dati a bordo macchina. Una funzionalità forse ovvia, se monitoriamo attrezzature pilotate da un software e pensate per scambiare dati, come stampanti e cutter di ultima generazione. Meno scontata per quei centri di produzione dove l’impatto manuale è maggiore o totale, come il rifilo, la laminazione, il montaggio, la bordatura o la saldatura. B+B ha arricchito Packway di un’interfaccia utente interconnessa basata su tablet, che consente ad ogni operatore di richiamare la commessa e contribuire, con informazioni di avvio e fine lavoro, al tracking in tempo reale del lavoro e ad una corretta consuntivazione. Ma anche a fornire una situazione precisa delle ore/uomo e delle ore/macchina residue e allocabili, che si traducono in una corretta pianificazione dei lavori e delle consegne. Questo ha indotto DGS a introdurre Packway a tutti i livelli e in tutti i reparti aziendali.

 

INTERVISTA a Stefano Mangiaracina, Fondatore di Nuova Digiservice

D: Perché un’azienda del wide format dovrebbe adottare un gestionale?

R: Il nostro è un mercato pieno di variabili. Anche prestando attenzione maniacale al costo delle materie prime e delle lavorazioni, ci sono un’enormità di costi nascosti, che includono spese di trasporto, fatturazione, incasso. Se acquisti grandi volumi di uno stesso materiale da più fornitori, alla fine di un anno anche pochi centesimi di differenza al m2 diventano migliaia di euro. Oppure, a conti fatti, scopri che è meglio pagare di più per avere più precisione, pulizia, tempestività. Se alla fine di un mese riesci a fare delle statistiche, hai dati vitali per pianificare gli investimenti, senza aspettare un bilancio annuale.

D: Perché proprio Packway?

R: Conosciamo B+B da quando abbiamo scelto il nostro sistema di taglio Kongsberg C64. Dialogando con i loro venditori e tecnici, siamo rimasti affascinati da una filosofia di lavoro che consideriamo efficace e simile alla nostra: così abbiamo appreso di Packway. Scegliendo un partner o un’attrezzatura, abbiamo sempre privilegiato l’affidabilità, la capacità di soddisfare le nostre esigenze e produrre la qualità desiderata. Lo abbiamo fatto con swissQprint per la stampa su rigido, lo abbiamo ribadito con Kongsberg per il taglio dei tessuti, e ora con Packway.

D: Quello della Industry 4.0 è un tema concreto o solo un vantaggio fiscale?

R: Gli iper ammortamenti sono un argomento attrattivo per chiunque. Ma se sei attento e ben consigliato, ci metti poco a capire che interconnettere le piattaforme, controllare la produzione e recuperare le inefficienze ti dà un vantaggio enorme e duraturo. Per questo lavoriamo per la certificazione 4.0 da parte di un certificatore esterno. E Packway, unito alle soluzioni di nesting e automazione di Esko e B+B, ci consente di ottimizzare il lavoro a monte del preventivo, di essere più precisi e accorpare i lavori per affinità di materiale o set di lavorazioni.

D: Come si sta evolvendo l’interazione tra il software gestionale e l’azienda?

R: Packway ha una miriade di funzionalità, che oggi sfruttiamo ancora al 20%. Al momento dell’acquisto ne abbiamo sottostimato il potenziale, semplicemente perché non sapevamo di poter governare così tante variabili. Ma ora che stiamo scoprendo quanto è esteso e potente, siamo entusiasti e sollevati. Se ad oggi per ogni lavorazione gestiamo solo dieci variabili, vediamo che Packway potrebbe governarne cinquanta. Ed è uno stimolo a fare sempre meglio.

D: L’appetito vien mangiando, insomma?

R: Quando inizi ad essere più preciso e virtuoso, e ne sperimenti i vantaggi pratici, poi ne senti il bisogno. Se poi un domani dovessimo spostarci verso la cartotecnica, che implica calcoli molto più precisi, Packway è già in grado di accompagnarci. Dove fai migliaia di pezzi ma utilizzi materiali più poveri, ogni centesimo diventa tremendamente importante.